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Ho vissuto sei anni stupendi in Cile, dal 2011 al 2016, sia a Santiago che a Renaca, una bellissima cittadina adagiata sull’oceano pacifico prospicente Vina del Mar, per cui la violenta crisi di questi giorni non mi sorprende affatto, penso sia la conseguenza del paradosso cileno, una vera e propria metafora sulle radici dell’inevitabile decadenza del cosiddetto occidente sviluppato nonchè di ciò che ci aspetta nel futuro prossimo.

La storia è un fenomeno umano e come tale implacabile nel suo corso, solo il senso critico, ciò che il grande economista austriaco Ludwig Von Mises definiva praxeologia, ci permette di osservare con chiarezza l’evidenza della verità.

Il paradosso è evidente, il Paese più ricco e sviluppato dell’intero Sud America, rinato dalla tragica deriva socialista del governo socialista filocubano di Allende grazie alle politiche di libero mercato della Scuola Economica di Chigago del premio Nobel Friedman, la cosiddetta “Chile Shock Economy”, sin dalla fine degli anni settanta, si ritrova nel mezzo di una nuova violenta reazione socialista e populista.

La ragione del suo straordinario sviluppo economico è la causa della sua profonda crisi e della sua violenta reazione !

Ma la profonda tragedia è rappresentata dalla facile ed errata conclusione che sia il libero mercato, il capitalismo, la causa vera di questa profonda distorsione economica e sociale e che, conseguenzialmente, sia lo Stato centrale, il socialismo, la soluzione per un ritorno ad un nuovo mondo di giustizia sociale ed uguaglianza !

Non senti anche tu il ripetersi quasi ossessivo di queste parole?

Ma com’è possibile che la ragione del successo straordinario di questo bellissimo Paese sia anche la causa della sua profonda crisi ?

La ragione, come in ogni paradosso, è semplice :

il Cile si è fermato a metà strada e non ha avuto il coraggio di proseguire il cammino del libero mercato fino in fondo, fino all’ultimo miglio

nonostante abbia indicato al mondo la strada della vera libertà economica e della conseguente esplosione dello spirito imprenditoriale, della libertà del sistema pensionistico, della sanità, educazione, infrastrutture, dell’industria dell’estrazione mineraria e cosi via, si è fermato dopo i primi passi, aprendo il mercato solo ai primi arrivati, con il tragico errore di non aver avuto il coraggio di liberare anche “l’ultimo miglio”, quello delle piccole e medie imprese, quello di una sempre più crescente e consapevole classe media!

Negli anni questi primi arrivati non hanno fatto altro che crescere, quasi esponenzialmente, fino a creare dei grandi oligopoli per poi chiudersi in se stessi, innovando e prosperando grazie alla conquistata libertà economica, unico motore dello sviluppo, ma cadendo allo stesso tempo nella tragica trappola di una facile alleanza con lo Stato per proteggersi dalla difficile ed inevitabile concorrenza dei piccoli imprenditori.

Si sono venduti l’anima allo Stato, al loro peggior nemico, oggi iniziano a pagarne le conseguenze

Questa sciagurata alleanza non ha potuto che creare un lungo ed inesorabile cammino di disuguaglianze ed invidie tra due distinte classi sociali sempre più in contrasto tra di loro, gli oligarchi con l’alta borghesia e tutto il resto insieme alla media e bassa borghesia,

una lunga ed inesorabile pressione sociale pronta a scoppiare in un sistema sempre più chiuso ed autorefereenziale

Il paradosso del Cile è facilmente prevedibile, sarà considerato la prova tangibile ed irrefutabile delle miserie causate dal libero mercato, in un parola, dal capitalismo e della necessità del ritorno al mercato centralizzato, al socialismo, all’uguaglianza, allo Stato paterno che decide e protegge!

La parodia è che tutto questo accade nel Paese che solo pochi decenni fa visse direttamente sulla sua pelle le miserie, le violenza e la disperazione del socialismo reale filocubano, mentre proprio oggi continua ad accogliere nella sua terra, ahimè sempre meno libera, un crescente e continuo numero di profughi venezuelani che fuggono dallo stesso socialismo filo cubano di Maduro…

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